A te e famiglia!
Candele, lucine e un carico di piatti sporchi. Prendersi cura è un atto invisibile ma potentissimo.
Mi è sempre piaciuto, il Natale. È in assoluto la mia festa preferita.
Ero indecisa sul tema della newsletter di dicembre: avevo in mente tanti argomenti di cui parlare, ma dovevo sceglierne uno (scegliere, io che sono Bilancia!). Avevo pensato al peso sociale delle feste, al diritto al riposo, alla famiglia. Poi, all’improvviso, nella mia testa ho sentito un click. Ed eccoci qui.
Dicembre è la stagione in cui la parola casa si accende.
Candele, tavole imbandite, tovaglie stirate, dolci fatti in casa.
Tutto sembra calore, intimità e cura.
Ma dietro quel luccichio, l’albero, le cucine, c’è un corpo che lavora. Sempre lo stesso.
Perché, alla fine, lo sappiamo: chi comincia a cucinare il 23 sera, chi si alza presto il 26 mattina per fare il brodo, chi pensa ai regali e li impacchetta… è sempre la stessa persona.
* Illustrazione di Ilaria Lazzaro.
Le feste, per molte donne, non sono riposo.
Sono la forma più lucida del lavoro invisibile: cucinare, organizzare, pulire, mediare, sorridere, tenere tutto insieme. Che poi è quello che si fa tutto l’anno.
È lavoro emotivo, cognitivo, relazionale.
E il punto non è solo chi lo fa. È anche chi lo dà per scontato.
Ogni tavola apparecchiata è cura che non si misura in denaro.
Ogni “non preoccuparti, faccio io” è una piccola rinuncia alla propria libertà.
Il lavoro domestico è la colonna vertebrale del Natale, eppure resta invisibile.
Non entra nei bilanci di fine anno. È ciò che permette agli altri di rilassarsi, di festeggiare, di sentirsi a casa. Perché se una persona può riposarsi, è quasi certo che un’altra sta apparecchiando al posto suo.
E se per un momento invertissimo la prospettiva?
Se chi solitamente regge tutto smettesse, anche solo per un giorno, di farlo?
In questo numero:
📌 Cos’è il carico mentale
📚 Una raccolta di fumetti e articoli vari
🎥 Un documentario e una campagna pubblicitaria
🎧 Un podcast su carico mentale e pandemia
🔗 Link utili e un link natalizio
🌀 Una domanda per te
🍷 Un guilty pleasure
📌 La parola del mese
Carico mentale
Le donne hanno sempre lavorato.
Fino alla seconda metà dell’Ottocento, il lavoro femminile era quasi esclusivamente svolto dalle donne delle classi più povere e, comunque, confinato ad attività di cura. Le donne non avevano accesso all’istruzione superiore né a professioni prestigiose, ed erano legalmente subordinate al marito. Con i primi movimenti femministi e le conquiste civili e politiche, le donne iniziarono a rivendicare il diritto allo studio, al lavoro e alla parità, avviando un lento processo di emancipazione e riconoscimento della loro capacità di occupare ruoli pubblici e professionali.
Bene, e “ottenuto” quello?
Ad oggi, la lotta per l’uguaglianza nell’ambito lavorativo si svolge almeno su due fronti: nella sfera pubblica, in relazione a parità salariale e gender gap, e nella sfera privata. Si chiama lavoro, ma non è quello per cui si riceve lo stipendio a fine mese.
Il lavoro domestico è l’insieme di attività che servono a mantenere in piedi una casa e la vita che ci ruota attorno: cucinare, pulire, lavare, stirare, fare la spesa, badare a bambini, accudire anziani, cambiare le lenzuola, ricordarsi che il detersivo è finito, buttare la spazzatura.
Nel nostro sistema, la cura è precarizzata e scaricata sulle donne.
Non è tempo libero, non è vocazione o inclinazione, non è “aiuto”.
È lavoro. Invisibile, gratuito e dato per scontato.
Cos’è il carico mentale
In Italia, il concetto di carico mentale si è diffuso per la prima volta nel 2017 grazie a una raccolta di fumetti intitolata Bastava chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano, di Emma Clit.
L’autrice, con ironia e storie di vita quotidiana, sottolinea la differenza tra il lavoro produttivo svolto dall’uomo (che lavora a tempo pieno, fuori casa, e rappresenta la principale fonte di reddito della famiglia) e il lavoro riproduttivo svolto dalla donna (che mette da parte la propria carriera, dovendo scegliere spesso il part-time in modo da gestire casa e famiglia).
Il principio del carico mentale domestico è stato introdotto nel 1984 dalla sociologa francese Monique Haicault in un articolo intitolato La Gestion ordinaire de la vie en deux (“La gestione ordinaria della vita a due”). In questo articolo, la sociologa descrive come le donne in coppia e lavoratrici sentano la responsabilità di gestire le faccende domestiche, creandosi così il fenomeno della doppia giornata. Insomma, un lavoro senza fine.
Nel 1990 la sociologa Danièle Kergoat, in un’analisi condotta sul caso delle infermiere e della loro battaglia per ottenere il riconoscimento professionale della loro attività, descrive il carico mentale come il proseguimento di una serie di mansioni dette “faccende femminili”.
La sociologa americana Susan Walzer pubblica, nel 1996, l’articolo Thinking about the Baby (“Pensare al bambino”), nel quale mette in evidenza lo scarto esistente nella ripartizione delle faccende domestiche in una coppia, e sottolinea l’esistenza di tutta una parte invisibile di lavoro domestico, quel tipo di lavoro “che occupa il pensiero”.
Il carico mentale si riferisce quindi ad uno sforzo cognitivo necessario per organizzare mentalmente, programmare e gestire la vita familiare e domestica.
Il concetto proviene dal ramo della sociologia che ha codificato la teoria del carico cognitivo. Secondo diversi studi, sono tre le caratteristiche fondamentali del carico mentale:
invisibilità: il lavoro è svolto nelle mura di casa, è difficile da riconoscere ma porta a un aumento del lavoro non retribuito;
assenza di confini: il carico mentale può manifestarsi in qualsiasi momento, influenzando sia il tempo lavorativo che quello libero, inclusi i periodi di riposo;
perpetuità: questo carico è continuo e incessante, poiché è legato alla cura costante di familiari e casa.
Un po’ di dati
Si chiama male breadwinner model ed è uno schema familiare in cui sono i soli uomini a guadagnare un salario familiare e a provvedere al mantenimento della famiglia, mentre le mogli si dedicano ai lavori domestici e alla gestione e alla cura dei membri della famiglia.
Nonostante sia un modello che trova le sue origini nel periodo della rivoluzione industriale, ad oggi, nella nostra società prevalgono schemi e stereotipi di genere che fanno sì che siano le donne a farsi carico di tutte le faccende familiari e domestiche.
Anche laddove le attività vengono svolte da altri componenti della famiglia, dietro c’è sempre l’organizzazione e il coordinamento di una donna.
E coloro che non hanno partner e/o figli spesso svolgono il ruolo di caregiver, occupandosi di parenti anziani malati o disabili.
Se consideriamo anche il lavoro nella sfera pubblica, è ovvia l’impossibilità di conciliazione sfera privata-professionale.
Lavorare fuori casa significa svolgere due lavori. Per questo, ad oggi le donne sono maggiormente esposte alla disoccupazione/inoccupazione: se in una famiglia la donna guadagna meno e ha meno possibilità di avanzamento di carriera, è su di lei che ricade il part-time o, nei peggiori casi, la perdita o l’abbandono del lavoro retribuito.
Indagine ILO-Federcasalinghe “Il lavoro di cura non retribuito in Italia”
Tra gennaio e luglio 2025, negli Stati Uniti, 212.000 donne altamente istruite, con carriere consolidate e ben retribuite hanno lasciato la propria professione, invertendo una tendenza storica di aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro, a causa dell’incapacità di conciliare la propria carriera alle mansioni di cura.
Tornando in Italia, secondo l’indagine ILO-Federcasalinghe “Il lavoro di cura non retribuito in Italia” emerge che
L’82,6% delle donne intervistate non svolge lavoro retribuito per prendersi cura della famiglia.
Il 71% del lavoro di cura non retribuito (cura della casa, dei figli e di altri familiari) è svolto dalle donne. Il lavoro di cura non retribuito rappresenta l’85% del lavoro non retribuito in Italia.
La stima del totale delle ore di lavoro di cura, diretto e indiretto, in un anno, è di 60,7 miliardi, con un valore monetario stimato di 473,5 miliardi di euro.
La stima dell’apporto del lavoro di cura non retribuito al PIL italiano si aggira intorno al 26%.
Noi siamo figli di una moltitudine di ‘supermadri’, donne a cui è stato chiesto di lavorare fuori casa senza rinunciare al lavoro domestico. Ci hanno vestito, ci hanno nutrito, ci hanno allevato, abbinando a tutto questo otto ore di lavoro meno pagate di quelle dei loro colleghi uomini. Nessuno ha offerto loro un’alternativa a questo modello basato sulla rinuncia a una vita propria. Molti genitori non sono stati all’altezza, e nemmeno lo stato sociale, ecco perché oggi queste supermadri possono legittimamente alzare il dito e mandarci al diavolo. Mandiamo un messaggio alle nostre madri.
Diciamo loro che anche se non sembra, noi siamo consapevoli di tutto quello che hanno fatto per noi e che se siamo quello che siamo è grazie alla loro tenacia, ai piatti che ci hanno messo in tavola e ai baci che ci hanno dato mentre dormivamo. Diciamo alle nostre madri che le amiamo. E mentre lanciamo questo messaggio, costruiamo un mondo in cui la cura non si basi sul sacrificio di nessuno. Impegniamoci per una genitorialità che non abbia bisogno di supermadri, ma solo di madri e di padri con la struttura sociale ed economica necessaria per amare ed educare nella libertà e con dignità.
📚 Tra le righe
Una raccolta di fumetti
Bastava chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano, di Emma Clit (2017)
Hai mai pensato a quante volte il tuo partner ti ha risposto «bastava chiedere», come se tu fossi l’addetta all’organizzazione della casa?
Io penso spesso a quante volte ho sentito una persona, parlare con una coppia uomo-donna e chiedere a lei: “lui ti aiuta in casa?”. Non penso servano commenti.
Articoli:
Donne in gabbia: la zavorra del lavoro domestico non retribuito.
La donna nei film di Natale ha due ruoli: moglie bacchettona o giovane amante sexy e ingenua. Ne parla Eugenia Nicolosi in un articolo.
🎥 Schermi da esplorare
La questione femminile (1976): un documentario sulla condizione della donna in Italia e all’estero, in una lunga inchiesta che spaziava dalla vita politica all’educazione, dal lavoro alla maternità. Sono 10 puntate brevi e le trovi QUI.
In India la marca di detersivi Ariel conduce dal 2015 la campagna #ShareTheLoad per promuovere la condivisione dei lavori domestici, ponendo domande pertinenti che spingono il pubblico a riflettere, introspettarsi e agire.
🎧 Note in cuffia
Podcast - Casa, Sei Maschilista!, Ep. Pandemia e carico mentale
Una puntata che analizza l’impatto della pandemia da Covid nella quotidianità delle donne in relazione al concetto di carico mentale.
🔗 Echi dal web
Catalogo dati ILOSTAT su:
- Pari opportunità e parità di trattamento nel mercato del lavoro
- Lavoro non retribuitoUn link natalizio (perché a Natale torno piccola): MyAdvent – calendario dell’avvento online personalizzabile.
✍️ Dietro le quinte
Pulire, accogliere, cucinare, ascoltare.
Sono gesti che il patriarcato ha spogliato del loro valore economico e simbolico, relegandoli all’amore, alla naturale inclinazione femminile.
Spoiler: non abbiamo niente di naturale, semplicemente siamo state educate fin da piccole a fare tutto: portare i piatti a tavola, sparecchiare e lavare, mentre papà, nonno e zio si bevevano il caffè a tavola.
Quindi, che possiamo fare?
Oggi c’è una lotta continua, nei dati sull’occupazione, nel tempo che dedichiamo alla casa, nel modo in cui le cure si distribuiscono ancora per genere.
Bisogna strutturare politiche sociali e lavorative che consentano una distribuzione equa delle responsabilità in casa, che bilancino realmente i carichi tra chi convive, come - ad esempio - investimenti sui servizi all’infanzia, ridistribuzione dell’occupazione femminile, equiparazione dei congedi di paternità e di maternità.
Il lavoro domestico è lavoro e dobbiamo imparare a riconoscerlo, anche se avviene tra le mura di casa.
È un atto di coscienza collettiva: costruire un’economia che conti anche la fatica invisibile delle donne.
🌀 La domanda del mese
Chi si può permettere il privilegio di rallentare, durante le feste o tutto l’anno? E chi no?
📰 Notizie ai margini (ma non troppo)
La nuova finanziaria del Governo Meloni premia un numero ristretto di famiglie
Tra le nuove manovre arriva la decontribuzione per l’assunzione delle madri di tre figli entro il diciottesimo anno di età - proposta che fa l’occhiolino all’elettorato delle famiglie numerose - e l’agevolazione per il part-time per le medesime madri - che ovviamente sottende un modello di conciliazione in cui le donne continuano a farsi carico di tutto il lavoro di cura.La Spagna supera il modello di welfare familista, basato sui ruoli di genere tradizionali e sull’idea del male breadwinner
Il Governo spagnolo sta attuando politiche di sostegno all’occupazione femminile e che promuovono una reale condivisione dei carichi di cura tra uomini e donne all’interno delle famiglie.Il Bangladesh ha deciso di includere nel calcolo del Pil il lavoro domestico e di cura
Con una decisione politica storica, il governo ad interim del Bangladesh ha annunciato che a partire dall’anno fiscale 2025-2026, il lavoro domestico e di cura non retribuito svolto dalle donne sarà ufficialmente incluso nel calcolo del PIL del paese.
🍷 Guilty pleasure
Un esperimento di disobbedienza gentile
Biscotti fatti in casa e un film natalizio. Indossa il tuo maglione con la renna e i calzini extra-spessi. Prendi una fetta di pandoro con la nutella. E accetta per qualche ora che il Natale sia anche perfetto per riposare.
Buone feste, con la speranza di una cura condivisa.
Giada








