Grazie, ma NO grazie!
Al referendum giustizia vince il No con il 53,7%. Si torna a respirare, si festeggia nelle piazze. E io non riesco a stare zitta.
Chi mi segue da un po’ lo sa: quando c’è qualcosa da dire è difficile per me non farlo. E quindi eccoci qui con un numero speciale, più che necessario.
Nei giorni prima del referendum pensavo che avrei dovuto preparare una bozza che divulgasse i risultati, per “stare sul pezzo”. Ma poi ho pensato che a me di stare sul pezzo non me ne frega niente. Adoro programmare e sono una perfezionista, ma quanto sono belle le cose scritte di pancia? Quindi, spero non ci saranno troppi refusi e che vi piacerà, non è programmata, è improvvisata. Ma io oggi proprio non riesco a stare zitta.
Anche perché la mia newsletter si chiama Rompere il silenzio. E direi che lo abbiamo decisamente rotto. Insieme.
📌La parola del mese
Democrazia
Dal greco antico δῆμος?, démos, “popolo” e κράτος, krátos, “potere” significa etimologicamente “governo del popolo”. È una forma di governo in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dal popolo.
La disillusione e la sorpresa
Mi emoziono sempre, quando vado a votare. Ho sempre votato, penso che sia un diritto che abbiamo grazie a chi, prima di noi, ha lottato per ottenerlo. È un nostro diritto, ma anche un nostro dovere. Ogni volta, però, vado al seggio un po’ rassegnata. Non sono abituata alla vittoria, sono abituata a stare nella minoranza.
Sapevo che tutte le persone della mia cerchia avrebbero votato No, ma avevo paura di illudermi e scoprire che era solo la mia bolla.
Quindi domenica mattina ho preso la mia tessera elettorale, il mio documento, e sono andata pensando “vabbè, proviamoci anche stavolta”.
L’affluenza è stata un elemento centrale di questo referendum. Sin dal primo dato delle 12 di domenica era chiaro che la partecipazione sarebbe stata superiore alle aspettative. A livello nazionale ha votato il 58,9% degli aventi diritto.
E l’affluenza sarebbe stata un dato positivo anche se avesse vinto il Sì. Perché significa che le persone si sono mosse, hanno fatto sentire la loro voce, hanno rotto il silenzio.
Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.
Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917
Il giorno dopo lo stupore, la sorpresa. Eravamo tante voci, tante voci a urlare NO.
Sì ma chi l’ha portata questa ondata rossa?
Il sud, i giovani e le donne hanno fatto vincere il No
Così ha vinto il No, una forte ondata rossa che ha travolto l’Italia, quasi tutta.
Il No ha vinto in 17 Regioni su 20, con la Campania che si aggiudica il primo posto. Per quanto riguarda i capoluoghi, a Napoli c’è stato il vero trionfo, con il 75,5% per il No.
Soprattutto i giovani hanno fatto vincere il No. I giovani che sarebbero apatici e disinteressati nei confronti della politica...
Nella fascia di età 18-34, il No ha raggiunto il 61,1%, a fronte del 38,9% per il Sì.
Le donne, poi, hanno votato per il No in percentuale superiore agli uomini.
Elettori dormienti e moderati
Sull’esito hanno inciso anche i cosiddetti “elettori dormienti”, quelli che non sono andati a votare nel 2024 ma che ora sono andati a votare in grande maggioranza per il No. Hanno espresso malcontento verso l’attuale governo, ma non si riconoscono necessariamente in leader del centrosinistra. E infine, ci sarebbe stata anche una parte dell’elettorato più moderato del centrodestra.
Ma quali sono le motivazioni del No?
L’instant poll Youtrend per skytg24 mostra che la motivazione principale di chi ha votato No è il desiderio di non modificare la Costituzione (61%). Al secondo posto si colloca il desiderio di contrastare il sorteggio dei componenti del CSM (39%). La componente esplicitamente politica - dare un voto di opposizione al Governo Meloni - si attesta al 31%, terzo posto, subito davanti alla contrarietà alla divisione del CSM (27%) e all’Alta Corte disciplinare (17%). Quasi irrilevante la quota di chi ha seguito le indicazioni di partito (7%) o si è opposto alla separazione delle carriere per sé (4%).
Ci hanno provato in tutti i modi
La campagna del Sì è stata costruita su narrazioni fuorvianti, distorte e non veritiere.
Hanno cercato di demonizzare la magistratura e di convincere gli elettori che la riforma avrebbe impedito “figli strappati alle madri e stupratori in libertà” (cit. Giorgia Meloni). Ricordiamoci, però, l’approvazione di un nuovo testo proposto dalla relatrice leghista Giulia Bongiorno, che ha modificato il testo approvato all’unanimità alla Camera nel novembre scorso, introducendo la “volontà contraria” a un rapporto sessuale, e non più il “consenso libero e attuale”.
Eppure il popolo ha deciso, nonostante gli inviti al clientelismo e al “togliersi di mezzo la magistratura”.
Il popolo ha deciso nonostante le minacce al presidente dell’Associazione nazionale magistrati.
Di cosa stiamo parlando? Insomma, hanno fatto di tutto per ottenere il Sì, persino contenere i prezzi della benzina e del gasolio, aumentati in modo rilevante a causa della guerra in Iran. Ma anche questo è uno specchietto per le allodole.
In particolare, il Decreto - pubblicato proprio 3 giorni prima del referendum - prevede, per 20 giorni, un taglio di 25 centesimi al litro su benzina e gasolio, e 12 al chilo su GPL. Peccato che, come possiamo vedere dal post di will_ita, per fare ciò 527 milioni di spesa sono stati sottratti ad altri settori.
Ma non al Ministero della Difesa, non agli extraprofitti delle banche. Quelli non si toccano. Quindi giusto per 20 giorni possiamo andare a lavoro senza indebitarci, alla fine ci rimettiamo giusto i servizi essenziali. Bella mossa.
Ma la paura di non ricevere il consenso popolare è brutta…
Basti pensare alle varie violazioni del silenzio elettorale, alle denunce di propaganda per il Sì a meno di 200 metri dai seggi, o ai tentativi di impedire il voto ai rappresentanti di lista fuorisede.
Ma ci stupiamo? Io no.
Per non parlare del fatto che il sottosegretario alla giustizia, Andrea Delmastro, già condannato in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio, è al momento al centro della bufera per partecipazione a una società di cui faceva parte anche la figlia di un condannato per legami con la criminalità organizzata.
Cosa dice Giorgia Meloni a tal proposito? Che Delmastro resta al suo posto. Ah… Ok.
Voto fuorisede
Penso anche che sia ipocrita partecipare al podcast di Fedez e Marra per avvicinarsi ai giovani, facendo propaganda per il Sì, per poi impedire il voto dei fuorisede.
Se ci fossero stati davvero cura e interesse nei confronti dei giovani, si sarebbe fatto in modo di far votare chi, per ragioni di studio o lavoro, vive in un’altra città rispetto a quella di residenza. Perché il diritto di voto dev’essere garantito a tutti.
Sì, ma ora?
Per quanto Giorgia Meloni abbia premesso che il referendum non era politicizzato e che non si sarebbe dimessa in caso di vittoria del No, non può non prendere atto del risultato.
La vittoria del No indebolisce l’immagine di “leader che vince sempre” e può complicare prossime eventuali proposte di riforma. Inoltre, questo No dà ossigeno all’opposizione.
Perché magari gli elettori sarebbero pure ben disposti ad accogliere una svolta, delle modifiche legislative, ma hanno anche distinto tra “bisogno di riforme” e “fiducia in questa riforma”. Perché la verità è che questa riforma proprio non piaceva.
E magari c’è anche il fatto che siamo tutti stanchi, compresa una parte dell’elettorato di Giorgia Meloni, di vedere come la nostra Presidente del Consiglio non si preoccupi di prendere le distanze dalla politica di Trump.
Ha vinto il No.
Ha vinto il popolo.
Un No che sa di libertà, resistenza, antifascismo e democrazia.
Questo referendum ci deve far capire quanto la democrazia e la partecipazione siano ancora uno strumento potente, utile e necessario.
Le persone sono tornate a votare, a rompere il silenzio.
L’Italia ha deciso: la Costituzione non si tocca. Possiamo tornare a respirare.
E io - lo ammetto - mi sto un po’ gongolando. E, forse, sto ritrovando la speranza nel genere umano.
Ultima precisazione
In questi giorni leggevo della difficoltà di comprendere il testo del referendum. Per chi, come me, ha una formazione giuridica, probabilmente è più semplice. Lo capisco. Ma vorrei precisare che ci sono molte pagine affidabili di divulgazione.
E quando leggo “non capisco perché siamo chiamati a decidere su questioni lontane dalle nostre vite”, vorrei ricordare che nulla è lontano. Che tutto ci riguarda. Che tutto è politico.
Ci rileggiamo ad aprile, con una newsletter che approfondisce una curiosa regola per stare meglio fisicamente e psicologicamente.
A presto,
Giada










