La regola del 3-30-300
Tre numeri per capire il nostro rapporto con la natura e una raccolta di mappe interattive, motori di ricerca e siti, per agire.
Tempo fa ho letto un articolo su una regola che mi ha incuriosito e ho pensato di parlarvene oggi, nella Giornata mondiale della Terra.
In questo numero:
📌 Eco-ansia
📚 Qualche articolo di attualità
🔗 Mappe interattive, motori di ricerca e siti per aiutare il nostro pianeta
🌀 Una domanda per te
🍷 Guilty pleasure
✊ Una nota necessaria sul 25 aprile
📌 La parola del mese
Eco-ansia
Negli ultimi anni è emersa una parola che racconta molto bene il nostro tempo: eco-ansia. La risposta psicologica a una crisi reale.
Una sensazione di allarme costante che nasce quando ci rendiamo conto che il pianeta sta cambiando e che non abbiamo pieno controllo su ciò che accadrà.
Che cos’è l’eco-ansia?
Treccani la definisce come:
“la profonda sensazione di disagio e di paura che si prova al pensiero ricorrente di possibili disastri legati al riscaldamento globale e ai suoi effetti ambientali”.
Il termine “ecoansia” è stato accolto nel lessico dell’American Psychological Association, la maggiore associazione di psicologi degli Stati Uniti.
A questa condizione psicologica sono associati alcuni sintomi che includono attacchi di panico, insonnia e pensieri ossessivi. I sentimenti di angoscia climatica potrebbero anche essere accompagnati da altri fattori di stress quotidiano che influenzano negativamente la salute mentale complessiva, causando un potenziale aumento dei disturbi da uso di sostanze, di ansia e depressione. Inoltre, lo stress cronico sperimentato durante la giovinezza potrebbe provocare alterazioni permanenti nella struttura del cervello e favorire l’emergere di psicopatologie nel corso della vita (Federica D’Auria, Bolive Unipd.it, 31 ottobre 2021, Società).
Di fronte agli effetti irreversibili provocati dai cambiamenti climatici possiamo sviluppare ansia, paura, rabbia, delusione per le risposte insoddisfacenti dei governi, con il rischio di incorrere in un malessere esistenziale e psicologico molto intenso.
Per convivere con questa sensazione possiamo fare una cosa semplice: ricordarci che non è troppo tardi per intervenire sui cambiamenti climatici, anche nel nostro piccolo; adattarci cercando di trovare spazi mentali e fisici che ci possano far apprezzare ciò che la natura e questo pianeta hanno ancora da offrire. In questo numero della newsletter ho provato a rimettere un po’ insieme i pezzi per essere, io stessa, un po’ più consapevole e cercare di capire come fare per stare al mondo oggi.
Illustrazione di Ilaria Lazzaro
La regola del 3-30-300
Proprio nel contesto attuale potrebbe entrare in gioco una delle regole più potenti per ripensare il nostro rapporto con il verde urbano: la regola del 3-30-300.
Tre numeri. Un modo diverso di abitare il mondo.
Studi ormai consolidati hanno dimostrato che l’esposizione alla natura permette alla corteccia prefrontale di “riposare” dalle sollecitazioni a cui la sottoponiamo quotidianamente.
Gli alberi abbassano le temperature, migliorano la salute psico-fisica delle persone, catturano CO2.
Ma quanti ne servono davvero?
Cecil Konijnendijk - ricercatore, educatore, consulente e scrittore olandese che opera nei settori della silvicoltura urbana e dell’inverdimento urbano - ha creato una formula per garantire il diritto universale alla natura.
L’ecologo ha spiegato a IlSole24Ore:
Oggi la distribuzione degli alberi nelle città tende a rispecchiare le altre diseguaglianze: nei quartieri con redditi più alti, scuole migliori e strade più pulite, ci saranno anche più aree verdi.
Per questo motivo, nel 2021 ha sviluppato un parametro più accurato, che da allora ha avuto un successo notevole e ha plasmato il modo in cui globalmente viene concepito il verde urbano.
Secondo la regola del 3-30-300, ogni persona dovrebbe:
3
poter vedere 3 alberi dalla propria casa, dall’ufficio o dalla scuola.
La presenza di vegetazione a brevissima distanza aumenta il livello di benessere e migliora la salute mentale. Vedere gli spazi verdi dalle nostre finestre ci aiuta a restare in contatto con la natura e i suoi ritmi, senza contare che ci fornisce pause importanti dal nostro lavoro e può ispirarci e renderci più creativi.
30
vivere in un quartiere con almeno il 30% di copertura arborea (o vegetazione).
Un’adeguata copertura forestale urbana (in alternativa, vegetale) contribuisce a migliorare il microclima, la salute psico-fisica delle persone, l’inquinamento atmosferico e acustico, e a ridurre il tasso di mortalità.
300
trovarsi a non più di 300 metri dallo spazio verde più vicino.
Secondo le linee guida dell’OMS ogni cittadino dovrebbe avere accesso a uno spazio verde di almeno 0,5-1 ettaro entro una distanza massima di 300 metri dall’abitazione.
Diversi studi hanno evidenziato l’importanza della vicinanza e del facile accesso a spazi verdi di alta qualità, che hanno impatti positivi sulla salute prevenendo la morbilità cardiovascolare e il diabete.
La dimensione dello spazio verde è stata associata anche a maggiori opportunità ricreative e a livelli più elevati di biodiversità.
Tra le varie città analizzate in una ricerca, Singapore è attualmente l’unica città che si avvicina significativamente a soddisfare i tre criteri: in uno studio basato su dati di oltre 2,5 milioni di edifici, circa il 75% della città ha una copertura arborea pari o superiore al 30%, una larga parte degli edifici è entro 300 metri da uno spazio verde.
Singapore - photo by unsplash
In Italia, al momento Napoli è l’unica città con una copertura arborea del 32%, Roma presenta una copertura del 24%, collocandosi in una posizione intermedia, mentre Milano si ferma al 9%.
Esporci al verde ci fa invecchiare più lentamente
Una ricerca dell’Università del Northwestern, guidata da Kyeezu Kim, ha trovato una relazione tra l’esposizione al verde e un invecchiamento epigenetico più lento.
Usando immagini satellitari, il team ha misurato la distanza tra gli indirizzi dei partecipanti e i parchi, e ha studiato campioni di sangue prelevati al quindicesimo e poi al ventesimo anno di studio per determinarne l’età biologica. Sono state prese in considerazione variabili che potrebbero averli influenzati, come l’istruzione, il reddito, il fumo.
Si è scoperto che le persone le cui case erano circondate dal 30% di verde, entro un raggio di 5 chilometri, erano in media biologicamente più giovani di 2,5 anni rispetto a quelli le cui case erano circondate dal 20% di verde. Sono quasi mille giorni in più.
Peccato, però, che non tuttə abbiano la possibilità di avere il verde a due passi. E poi ci sono i fattori sociali.
Affrontare la crisi climatica come fenomeno “neutro” è analiticamente scorretto. I dati più aggiornati mostrano che si tratta di un moltiplicatore di disuguaglianze: colpisce di più chi ha meno risorse economiche, meno diritti e meno potere decisionale. Tre assi risultano particolarmente determinanti: etnia, classe e genere.
Dalla stessa ricerca, infatti, è emerso che i vantaggi non erano gli stessi per tuttə: le persone nere che vivevano vicino a spazi verdi avevano solo un anno in meno rispetto alla loro età biologica, mentre quelle bianche avevano tre anni in meno.
“Altri fattori come lo stress, la qualità degli spazi verdi circostanti e altri fattori sociali possono influenzare l’entità dei benefici degli spazi verdi in termini di età biologica”, ha affermato Kyeezu Kim.
La crisi climatica non è universale. È selettiva. Colpisce lungo le linee della classe, del genere, della geografia e dell’etnia. E per questo non può essere risolta senza affrontare le disuguaglianze che la attraversano.
Ma cerchiamo di capire il problema a monte.
L’Overshoot Day
L’Earth Overshoot Day indica il giorno in cui l’umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta nell’intero anno. La data viene calcolata confrontando la biocapacità del pianeta (cioè la quantità di risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare in un anno) con l’impronta ecologica dell’umanità (la nostra domanda di tali risorse nello stesso anno).
Dopo quel giorno, quindi, i nostri consumi sono a debito con la Terra.
Questa data si avvicina di più ogni anno: negli anni Settanta l’Overshoot Day cadeva a dicembre. Nel 2025 è caduto il 24 luglio. Prima cade questa data, maggiore è il debito ecologico che accumuliamo.
Ma cosa possiamo fare?
#MoveTheDate è la campagna globale per spostare l’Earth Overshoot Day in avanti.
Vengono proposte numerose soluzioni in cinque aree principali:
Pianeta: come aiutiamo la natura a prosperare.
Comunità: come progettiamo e gestiamo le città.
Energia: come produciamo e utilizziamo energia.
Cibo: come produciamo, distribuiamo e consumiamo cibo.
Popolazione: il numero di persone presenti sulla Terra.
La mappa delle soluzioni #MoveTheDate è il punto di riferimento per pubblicare e consultare informazioni pertinenti sui progetti attivi (“soluzioni”) che contribuiscono a riequilibrare l’attività umana con il bilancio ecologico della Terra.
Il nostro pianeta è arrivato al limite e non riesce più a sostenere la popolazione umana.
Stiamo vivendo al di sopra delle capacità del nostro pianeta.
Stiamo, letteralmente, esaurendo la Terra.
📚 Tra le righe
C’è chi sceglie di non fare figli per paura della crisi del clima
In queste condizioni sono sempre di più le persone che iniziano a chiedersi quanto sia opportuno avere figli, con il rischio di consegnarli a una Terra che ci siamo totalmente dimenticati di preservare per le generazioni future.
In questo contesto, è giusto mettere al mondo dei figli durante la crisi climatica?Potrebbe trattarsi del più grande ritorno sull’investimento nel settore sanitario globale di cui non hai mai sentito parlare?
Uno studio dimostra che in almeno 83 Paesi, investimenti annuali anche di soli 50.000-100.000 dollari potrebbero cambiare radicalmente il percorso nazionale verso la qualità dell’aria, se indirizzati ai vertici delle agenzie governative più vicine al problema.Le donne sono al centro dell’uso quotidiano dell’energia, eppure restano ai margini
Sebbene la partecipazione femminile nel settore delle energie rinnovabili sia in crescita, le donne, sia come lavoratrici che come consumatrici, continuano a trovarsi in una posizione di svantaggio strutturale. Affinché la transizione sostenibile non resti un processo “a misura d’uomo”, è necessario affrontare alcune sfide chiave che emergono nel nuovo mercato energetico.
🔗 Echi dal web
Una mappatura di Google per ridurre le emissioni di CO2
Nel 2020, Google ha lanciato il Tree Canopy Lab (inserito nella piattaforma di Environmental Insights Explorer), un programma che, combinando IA e immagini aeree, è in grado di mappare le zone delle città in base alla concentrazione di alberi.
Lo scopo del progetto è quello di determinare le aree sulle quali intervenire per ridurre le emissioni di CO2 e migliorare la qualità dell’aria e della vita.Green city map: l’Eco-mappa interattiva di Greenpeace
Si tratta di una guida navigabile da computer e smartphone per trovare le aree verdi e i servizi di bike sharing più vicini, i punti vendita di prodotti sfusi o usati, i mercati contadini e gli orti urbani. Ma anche per sapere quali aree della città sono collegate da piste ciclabili, dove ci sono ciclofficine, dove trovare fontanelle ed erogatori di acqua potabile, e orientarsi tra parchi, giardini e negozi di artigianato.Ecosia: il motore di ricerca che pianta alberi
La missione di Ecosia è creare modi semplici per tutti per aiutare l’ambiente ogni giorno: puoi piantare alberi, proteggere animali a rischio di estinzione e sostenere comunità in tutto il mondo semplicemente usando il browser.
Con il tuo profilo Ecosia puoi vedere come stai aiutando le persone, il pianeta e gli animali. La loro IA è alimentata da energie rinnovabili e utilizza modelli più piccoli e veloci per risparmiare energia.
Grazie a Ilaria per la segnalazione! ✨Treedom: una piattaforma che permette di piantare alberi a distanza e seguire online la storia del progetto.
Questo è il mio albero: si chiama Woody ed è un Anacardium occidentale.
È stato piantato nel 2022, in Ghana. In quel periodo non ero molto convinta di fare regali materiali, quindi ho preferito regalare qualcosa di più concreto e duraturo.
Dopo aver piantato un albero su Treedom, si può accedere a un diario con tutte le informazioni specifiche, le sue coordinate e la sua storia. E, soprattutto, possiamo renderci conto - concretamente - dell’impatto a cui scegliamo di contribuire, grazie a una rappresentazione del progresso di assorbimento di CO2 🌱
Guardare il problema da vicino, pezzo per pezzo, lo rende meno paralizzante.
Forse non possiamo cambiare tutto, ma possiamo iniziare da dove siamo. E continuare a cercare spazi - dentro e fuori - in cui respirare.
🌀 La domanda del mese
E tu? Quanti alberi vedi dalla tua finestra?
Quanto verde c’è nella tua vita quotidiana, e quanto invece ti manca?
📰 Notizie ai margini (ma non troppo)
È arrivata la mappa in 3D della clitoride, 30 anni dopo quella del pene
Fornisce una descrizione più precisa e potrebbe migliorare la chirurgia ricostruttiva, estetica e di riassegnazione di genere.Missione Artemis II: Christina Koch è la prima donna ad aver volato verso la luna. Victor Glover è il primo uomo nero nella storia ad aver viaggiato oltre l’orbita terrestre
“Quando la NASA, nel 1969, con la Missione Apollo 11 portò il primo uomo sulla Luna, nella sala di controllo di lancio c'era una sola donna: l'ingegnera JoAnn Morgan. Oggi quella sala è composta da decine di donne, guidate dalla prima direttrice di lancio della NASA, Charlie Blackwell Thompson”. Di amore e primati ce ne parla Nicoletta Labarile nella sua newsletter.Stiamo per raggiungere il “Santo Graal” della contraccezione maschile
Un team alla Cornell University ha compiuto un passo importante verso lo sviluppo di un contraccettivo maschile non ormonale sicuro, reversibile, a lunga durata d’azione ed efficace al 100%. “Se sviluppato per uso umano, questo tipo di contraccettivo maschile potrebbe essere somministrato tramite iniezione ogni tre mesi o, eventualmente, tramite cerotto per mantenerne l’efficacia”, ha affermato Paula Cohen, professoressa di genetica e direttrice del Cornell Reproductive Sciences Center.Scoperta una scuola di stupro online a cui sono iscritti uomini di tutto il mondo
Dalle chat su Telegram ai tag per verificare lo stato di incoscienza delle vittime: così migliaia di uomini si scambiano istruzioni e video.
✍️ Dietro le quinte
🍷 Guilty pleasure
Usciamo dal tema di questo numero perché domani 23 aprile è la Giornata Mondiale del Libro e del diritto d’autore e non posso resistere dal consigliarvi un bellissimo libro che ho appena finito di leggere, dopo averne visto la rappresentazione teatrale.
Il calamaro gigante, di Fabio Genovesi, è molto più di un libro sul mare: è un invito a guardare oltre la superficie delle cose, proprio come accade con l’oceano, di cui crediamo di sapere tutto ma di cui vediamo solo la sua “buccia”, la sua “pelle”.
Si tratta di un viaggio narrativo fatto di storie vere, incredibili e profondamente umane, intrecciate come tentacoli che si estendono dagli abissi fino alla nostra quotidianità.
Una storia in cui il mistero del calamaro gigante diventa simbolo dell’impossibile che esiste davvero e dei sogni che meritano di essere inseguiti.
Una lettura che incuriosisce, diverte e commuove, capace di accendere lo stupore e di far nascere una domanda semplice ma potente: quanto di ciò che consideriamo impossibile è solo qualcosa che non abbiamo ancora imparato a vedere?
Forse, dobbiamo solo imparare a spegnere la luce per poter vedere le stelle ✨
Quindi, ecco un guilty pleasure per uscire dagli schemi e trovare il coraggio di guardare oltre, di vedere davvero il calamaro gigante.
Vi riporto due citazioni del libro che mi sono particolarmente entrate nella pelle.
Accendiamo una lampadina e pensiamo che ci illumini, invece ci abbaglia e basta, una lucetta da due soldi ci nasconde le stelle e tutte le meraviglie del mondo. Come i ragionamenti, tutti quei ragionamenti da due soldi per capire le cose, che invece ci portano via le emozioni.
[…]
E magari i nostri sogni finiranno tutti nel cesso, le battaglie importanti le perderemo una per una, e il nostro grande amore non ci darà nemmeno un bacio dato male prima di sparire per sempre. Non importa, comunque avrà avuto senso crederci, e provarci, combattere, e amare. Mentre un respiro ci cresce dentro, ci avvolge come un tentacolo poderoso e ci porta via, in una canzone che sa di acqua salata e stupore, di paradiso e di casa.
Nota necessaria sul 25 aprile
Ogni anno celebriamo il 25 aprile, l’anniversario della Liberazione: il momento in cui la Resistenza sconfisse l’occupazione nazista e pose fine al regime fascista, aprendo la strada alla Costituzione e alla nascita della Repubblica. È una data che ci definisce, perché siamo antifascisti. E l’antifascismo non è solo memoria, ma identità politica e civile.
Eppure, più che una celebrazione, continuo a sentirla come una chiamata. Perché se è vero che la libertà è stata conquistata, è altrettanto vero che non è mai garantita una volta per tutte.
Nel clima politico di oggi - tra controllo dell’informazione, omofobia e razzismo, nazionalismi che soffocano il progresso e diritti sempre più messi in discussione (per non parlare di un’opposizione che riesce a concentrarsi solo su guerre interne per la leadership di un partito) - il 25 aprile smette di essere solo memoria e torna ad essere una pratica quotidiana. Torna a essere responsabilità.
Festeggiamo, sì. Ma soprattutto continuiamo a lottare. E riprendiamoci ‘sta libertà, ora.
A presto,
Giada






