AAA casa cercasi
Ho più di 30 anni e vivo ancora con mia madre, perché la casa è diventata un bene di lusso. E il problema non è (solo) il prezzo, ma l’accesso.
Sto cercando casa a Roma da più di un anno, e la situazione è tragica.
Ciò che trovo sulle app - se trovo - sono monolocali di 30 mq a 900 euro (o stanze singole a 600 euro). E lo so bene: non è un’esperienza solo mia.
Non mancano le case, mancano le case accessibili. Ma andiamo con ordine.
In questo numero:
📌 Cosa significa “place identity”
🏠 Perché le case sono inaccessibili e cosa si può fare
📝 Il Piano Casa del Governo Meloni
📚 Due articoli e un saggio molto interessante🎧 Una puntata per capire se abbiamo ancora diritto alla casa🔗 Link utili (e uno divertente)🌀 Una domanda per te
📰 Un bel po’ di notizie: andate e leggete!
📌 La parola del mese
Place identity
Questo termine è stato introdotto negli anni Settanta dallo psicologo ambientale Harold Proshansky, per definire:
una sotto-struttura dell’identità personale costituita, in senso ampio, dalla cognizione riguardante il mondo fisico in cui l’individuo vive.
Per Proshansky, la place identity ha tre funzioni:
il riconoscimento, cioè la capacità che ci permette di stabilire se un determinato luogo è sicuro, se fa per noi;
il significato (a cosa ci serve, quel luogo? Qual è il suo ruolo, il suo scopo, in relazione alle nostre necessità?);
l’espressione, che è l’aspetto che ci spinge a personalizzare il più possibile un ambiente, se riteniamo che non ci rappresenti abbastanza).
5. È il numero di traslochi che ho fatto in vita mia, per varie vicissitudini che non sto a raccontarvi. La casa che ho sentito più “mia” - relativamente, perché sempre in affitto come le altre - è stata quella di mia nonna, dove io e mia madre ci siamo trasferite dopo la sua morte. E che abbiamo poi lasciato per venire a vivere a Roma. Era la casa in cui sono cresciuta (prima di andarci a vivere). Sapeva di calore, amore, gnocchi fatti in casa e giorni di festa. E aveva il familiare odore di caffè al mattino (anche se non mi piace il caffè). Era la mia place identity, quella sotto-struttura della mia identità.
Questo per me è legarsi ai luoghi, avere la possibilità di costruire ricordi, belli e brutti, poter rivivere gli attimi di vita dentro quattro mura.
La casa dove siamo ora mi piace. Ci ho tenuto ad arredarla fin dall’inizio, pitturando e arredando un angolo relax nella mia stanza. Ed è proprio da lì che sto scrivendo questa newsletter.
Ma ho 31 anni - benvenuta pressione sociale! - e ormai da un po’ di anni sento il bisogno di andare a vivere da sola, di arredare una casa tutta mia.
Quanto è importante avere una casa? Casa è uno spazio. Un proprio spazio personale, dove ci possiamo rifugiare, dove possiamo riposare, avere i nostri hobby.
Ho già parlato, nel primo numero di Rompere il silenzio, di quanto lo spazio sia importante.
Ma oggi, in Italia, avere uno spazio fisico da abitare sta diventando impossibile.
Diritto all’abitare in Italia e in Europa
In Italia il diritto alla casa non è esplicitamente garantito dalla Costituzione - a differenza di altri Stati europei quali il Belgio, il Portogallo, la Spagna e la Svezia - anche se la Corte costituzionale, a partire dalla fine degli anni Ottanta, lo ha riconosciuto come diritto sociale fondamentale, annoverandolo fra i diritti inviolabili di cui all’art. 2 della Costituzione.
A livello europeo il diritto è sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani (art. 25) e dalla Carta sociale europea (art. 31).
Avere una casa non significa solo “avere un tetto”.
Significa anche accessibilità economica, stabilità e qualità della vita.
Il problema è che avere un tetto sopra la testa è oggi una vera e propria emergenza sociale.
Basta vedere le cifre per l’acquisto o l’affitto di una casa in Italia.
Perché le case sono inaccessibili
Illustrazione di Ilaria Lazzaro
Negli ultimi anni si parla molto di “caro affitti”. Ma il punto centrale non è solo quanto costano le case, ma chi riesce ad accedervi.
La casa è diventata oggi l’emblema di disuguaglianze e ingiustizie sociali, a causa della precarietà lavorativa, della carenza di politiche abitative adeguate, dell’overtourism e dell’iper-mercificazione degli immobili.
Squilibrio tra redditi e costo della casa
Uno dei problemi principali è il rapporto tra il reddito medio e il costo dell’abitare.
I contratti di lavoro sono brevi o instabili, gli stipendi sono fermi, senza contare le richieste elevate (garanzie, fideiussioni).
Ciò comporta l’esclusione di una parte crescente della popolazione.
In Italia, negli ultimi 30 anni:
i prezzi medi delle abitazioni sono cresciuti del 110%
i canoni d’affitto sono saliti del 130%
gli stipendi reali sono aumentati appena del 6%
Si parla di aumenti che hanno reso inaccessibile il diritto all’abitare, mentre i salari restavano fermi.
Ovviamente, se sei solə, è ancora più difficile.
Il termine “singles tax”, anche chiamata “single penalty”, indica l’alto costo della vita che le persone che vivono da sole devono affrontare rispetto alle coppie o famiglie.
Le spese per affitto, bollette e spesa sono maggiori, poiché manca qualcuno con cui dividerle. Senza contare un sistema fiscale che favorisce le coppie sposate.
Perché - si sa - viviamo in una società costruita intorno alla coppia.
E allora penso a chi magari non ha una persona accanto, a chi è in coppia ma vorrebbe convivere più avanti, per condividere la vita e non per avere qualcunə con cui concludere un affare.
Secondo gli ultimi dati ISTAT, nel 2024 la spesa media mensile per una famiglia di una sola persona è stata pari a 1.932 euro, cioè:
il 68% in più rispetto alle famiglie di due componenti
e il 58% in più rispetto alle famiglie di tre componenti
Eurostat ci dice che l’età media per andare a vivere da soli in Italia supera i 30 anni - e questo non mi rasserena per niente - mentre in paesi come Finlandia, Svezia e Danimarca scende a 23 anni. Qui da noi gli stipendi non crescono di pari passo con il costo della vita e sono poche le persone giovani che possono permettersi di vivere da sole.
Ovviamente, per le donne l’accesso alla casa è più difficile, essendo particolarmente svantaggiate a causa di salari e pensioni in media più bassi, nonché di una minore cultura finanziaria che permetterebbe loro di realizzare piani di risparmio, anche sul lungo periodo.
Casa come investimento: troppi proprietari, pochi affitti
Un altro problema è che gli immobili vengono usati come asset finanziario e i proprietari sono incentivati a massimizzare la rendita.
In Italia, circa il 75,9% delle famiglie vive in una casa di proprietà.
Il punto centrale non è solo economico, ma politico: la casa è passata da diritto ad asset.
Così ci sono case sfitte in attesa di valorizzazione o uso più profittevole.
Quindi, finché la casa viene trattata principalmente come investimento, l’interesse del mercato (massimizzare rendita) e quello sociale (garantire accesso) continueranno a entrare in conflitto. E i benefici che il sistema incardinato sulla proprietà offre sono sempre più concentrati nelle mani di pochi.
Affitti brevi e overtourism
Sempre più immobili vengono destinati ad affitti brevi o turistici.
Infatti, parte dello stock abitativo viene sottratta al mercato residenziale, perché risulta più redditizio affittare a breve termine che a lungo.
Basta consultare Inside Airbnb, una mappa interattiva sugli affitti brevi nelle città, che per me è stata molto potente a livello visivo.
Scarsità di edilizia pubblica
Infine, semplicemente, c’è, di fatto, poca edilizia residenziale pubblica. Le nuove costruzioni sono spesso di fascia alta e quindi non accessibili.
La crisi abitativa in Europa
Il problema non riguarda solo l’Italia.
Dal 2010 i prezzi medi di vendita delle case nell’UE sono aumentati del 55,4% e gli affitti del 26,7%, superando la crescita del reddito di molti gruppi.
Ovviamente, la crisi abitativa non colpisce tuttə allo stesso modo. Le categorie più esposte sono: giovani, lavoratori precari, studenti fuori sede, famiglie monoreddito.
In sostanza, chi ha meno stabilità economica.
Secondo un recente rapporto di Eurofound, questa situazione colpisce in modo particolare i giovani, soprattutto quelli di età compresa tra i 18 e i 29 anni, che hanno maggiori probabilità di rimanere indietro con il pagamento dell’alloggio e delle utenze e si trovano, quindi, costretti a scegliere soluzioni abitative che altrimenti non sceglierebbero, come vivere con i genitori, altri parenti o coinquilinə.
In Bulgaria, Irlanda, Polonia, Portogallo e Spagna, e in alcune parti dell’Austria e dell’Italia, il grado di inaccessibilità del mercato degli affitti è tale che, in molte aree, sarebbe necessario più dell’80% del salario medio per affittare un bilocale standard.
In Europa il problema è l’aumento dei prezzi, in Italia è l’accesso alla casa.
E questo cambia tutto: le politiche necessarie e le soluzioni possibili.
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Cosa si può fare
La crisi abitativa è il risultato di scelte, di politiche sociali - o meglio, della loro assenza. La soluzione non è solo costruire case, ma costruire un sistema.
1. Vienna
Il Comune è noto per il suo storico programma di edilizia popolare (Gemeindebau), avviato negli anni 1920 durante il periodo della “Vienna Rossa”, che garantisce affitti accessibili e un’alta qualità della vita: circa il 60% della popolazione vive in alloggi sociali o calmierati. Gli affitti si sono stabilizzati nel tempo e l’accesso non è limitato solo alle fasce più povere.
E funziona per: investimenti pubblici costanti (da decenni), forte regolazione del mercato, standard abitativi alti.
2. Germania
La Mietpreisbremse (freno agli affitti) è una normativa tedesca che limita l’aumento dei canoni nelle aree ad alta pressione immobiliare. In caso di nuova locazione il canone non può superare di oltre il 10% l’affitto medio locale.
L’effetto è una maggiore stabilità rispetto ad altri mercati completamente liberalizzati.
3. Barcellona
Barcellona imporrà il divieto di affittare appartamenti per turismo entro novembre 2028. Lo ha annunciato il sindaco Jaume Collboni, spiegando che la città abolirà le licenze attualmente valide per 10.101 appartamenti destinati agli affitti a breve termine.
Lo scopo è quello di riportare case sul mercato residenziale, riequilibrandolo.
4. Francia
La Francia ha implementato una serie di misure strutturali e incentivi fiscali per favorire l’affitto a lungo termine, cercando di contrastare la crisi abitativa e l’eccessiva diffusione degli affitti brevi: detrazioni fiscali per affitti a canone calmierato, acquisto e ristrutturazione di immobili destinati all’affitto a lungo termine in zone specifiche, ristrutturazione di immobili antichi in affitto, affitti arredati a lungo termine. Garanzie stringenti contro morosità e limitazioni agli alloggi turistici.
L’effetto è ridurre il rischio per i proprietari e aumentare l’offerta.
Sussidi e housing benefits
Euronews Business ha analizzato i sussidi per l’alloggio nella spesa sociale UE.
Nel dicembre 2025 la Commissione europea ha presentato il suo primo European Affordable Housing Plan, un piano europeo per l'edilizia abitativa a prezzi accessibili.
E, al momento, continua il dialogo interistituzionale per costruire un quadro europeo che possa portare a un nuovo paradigma del diritto ad abitare.
La maggior parte dei Paesi europei prevede già sussidi per l’alloggio all'interno dei propri sistemi di protezione sociale. Tuttavia, il livello di sostegno varia molto, a seconda delle politiche nazionali. Tra i 31 Paesi analizzati:
si va da quasi zero in Bulgaria a 755 euro in Irlanda. La Finlandia è al secondo posto con 484 euro, seguita dal Regno Unito con 406 euro;
Danimarca (375 euro), Islanda (335), Germania (328) e Svizzera (327) destinano anch’esse oltre 300 euro pro capite ai sussidi abitativi. Paesi Bassi (271 euro), Francia (234) e Svezia (200) completano la top ten;
la spesa oscilla fra 100 e 199 euro in tre Paesi: Cipro (185 euro), Lussemburgo (130) e Belgio (110). Tutti gli altri Paesi per cui sono disponibili dati spendono meno di 100 euro a testa.
Indovinate in quale gruppo rientra l’Italia… Dai, la trovate facilmente.
Cosa ci dicono queste soluzioni
Nessuna di queste, da sola, basta. Occorre una varietà di misure per lavorare su più fronti. I sistemi più efficaci combinano:
🏗️ più edilizia pubblica
📉 regolazione affitti
🏘️ gestione del turismo
💸 incentivi e sussidi
Serve ripensare la politica abitativa, non solo il mercato.
Ed è una questione di giustizia sociale.
Il Piano Casa del Governo Meloni
Edilizia popolare, housing sociale, investimenti privati. Sono i tre pilastri su cui si regge il Piano Casa 2026 approvato a fine aprile dal Consiglio dei ministri.
L’esecutivo prevede uno stanziamento complessivo di 10 miliardi di euro.
E fin qui si può pensare: “ah, perfetto”.
Il piano apre a semplificazioni burocratiche e procedure veloci per i privati, ma ad accedere alla corsia preferenziale saranno però solo i costruttori che si impegnano a destinare almeno il 70% degli edifici all’edilizia convenzionata con uno sconto minimo del 33% sul prezzo di mercato.
Il decreto rafforza lo strumento del riscatto dell’alloggio pubblico con conseguente perdita ulteriore di patrimonio utile da destinare alle fasce sociali più deboli. Più che un piano casa per garantire il diritto all’abitare, sembra un’operazione per attrarre grandi investitori nel paese e ingraziarsi i proprietari di casa interessati a sbarazzarsi dei propri inquilini nel minor tempo possibile.
Non vedo l’ora di vederne gli effetti.
Note a margine
📚 Tra le righe
Articoli
Libri
Un saggio che analizza la crisi abitativa italiana come fenomeno strutturale, non emergenziale. Gainsforth ricostruisce il passaggio della casa da diritto ad asset finanziario, mostrando come rendita, turismo e politiche pubbliche deboli abbiano reso le città inaccessibili anche al ceto medio. Il libro unisce analisi economica e sociale e propone un cambio di paradigma: riportare la casa alla sua funzione d’uso attraverso politiche pubbliche incisive.
Finché in Italia non si mettono in discussione i principi che hanno portato alla svolta neoliberista, non ci saranno politiche abitative efficaci. I due principali ostacoli a una nuova stagione di politiche abitative in Italia sono la privatizzazione del patrimonio pubblico, che prosegue incessante dagli anni Novanta, e la promozione della proprietà anziché dell’affitto della casa. L’Italia ha un grande bisogno di patrimonio residenziale pubblico e di un’ampia offerta di case in affitto.
🎧 Note in cuffia
Podcast - What a FAQ, Ep.18 - Abbiamo ancora diritto alla casa?
Nell'immaginario collettivo l'idea di casa è sempre più legata al lusso, alla moda e allo status sociale, mentre però sempre più persone faticano ad avere accesso a una abitazione degna anche solo in affitto. Sta venendo davvero tutelato il diritto alla casa? Quali sono le fasce più a rischio e quali le cause dietro all'emergenza?
🔗 Echi dal web
Social Forum dell’Abitare: riunisce movimenti sociali, associazioni, sindacati, cooperative, comitati di quartiere, ricercatrici e ricercatori e cittadine e cittadini che condividono una stessa convinzione: l’abitare non può essere trattato solo come una merce, ma deve essere riconosciuto come un diritto fondamentale.
Fondazione Housing Sociale: l’housing sociale collaborativo offre alloggi a canoni calmierati, promuove la formazione di smart communities con spazi condivisi, strumenti e servizi.
Poi… non c’entra niente col tema di oggi, ma non potevo non condividere con voi questo sito della NASA che ricrea il tuo nome combinando reali immagini satellitari. Io ci ho giocato un po’, lo ammetto.
✍️ Dietro le quinte
Avevo questa newsletter in mente da un bel po’, spinta dalla frustrazione e dalla rabbia che nutro da quando ho iniziato a cercare casa.
Ho imparato, col tempo, a costruirmi un angolo che funzioni, anche se temporaneo. Pitturare un muro e appendere quadri, comprare candele di sale himalayano e sistemare libri anche nei posti in cui so che resterò poco, o che non sento “casa mia”.
La casa non è solo un bisogno primario. Avere casa non significa solo avere un tetto sulla testa. Avere casa è ciò che determina dove ci rifugiamo quando vogliamo il nostro spazio, che lavoro possiamo accettare e dove, quanto possiamo risparmiare, se e in che modo costruire un futuro.
La crisi abitativa è, sempre di più, una crisi di possibilità. Ed è una crisi che riguarda tuttə (più o meno).
E le conseguenze di questa crisi sono varie: l’incapacità di raggiungere una vita indipendente, l’impossibilità di seguire la carriera desiderata, l’impatto negativo sulla salute mentale, la scelta di rimandare la nascita di figlə.
🌀 La domanda del mese
Cosa succede a una generazione quando l’autonomia diventa un privilegio?
📰 Notizie ai margini (ma non troppo)
Nasce il primo Sindacato per la Dignità Psicologica sul Lavoro
Attraverso sportelli psicologici, legali e sociali offre ascolto, tutela e formazione, con l’obiettivo di costruire una nuova cultura del lavoro più umana, più sana e più giusta.Intesa UE su rinvio dell’AI Act, introdotto il divieto di deepfake sessuali
L'accordo introduce il divieto per le pratiche di AI di generare contenuti sessuali e intimi non consensuali o di materiale pedopornografico.La commissione sui femminicidi all’unanimità: “Sia reato generare contenuti sessuali con l’AI”
Nuove misure per contrastare la pubblicazione di scatti rubati o generati dall’intelligenza artificiale. Tra le novità il daspo digitale e il divieto di navigare in rete per chi è ai domiciliari per questo tipo di reati.“Solo sì è sì”: il Parlamento UE approva la risoluzione per una legge comune sullo stupro
Il testo invita la Commissione europea a elaborare una proposta legislativa sul reato di stupro basata sull’assenza di consenso. L’obiettivo è superare il modello vigente in molti Stati membri fondato solo sulla violenza fisica.Noelia Castillo Ramos, 25 anni, ha deciso di non vivere più
Era rimasta paraplegica dopo un tentativo di suicidio, maturato dopo aver subito violenze sessuali. Tutti i tribunali, fino alla Corte europea dei diritti umani, hanno respinto le opposizioni del padre, dando il via libera definitivo.
A presto,
Giada





